126 ICONE DELL’HAUTE COUTURE VERRANNO BATTUTE ALL’ASTA: LA COLLEZIONE MOUNA AYOUB E’ IN VENDITA.
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126 capolavori della maison Dior, ripercorrendo la storia della haute couture da Marc Bohan, Gianfranco Ferrè, John Galliano, Raf Simons per arrivare a Maria Grazia Chiuri, verranno venduti all’asta il prossimo 29 gennaio all’Hotel Bristol di Parigi.
Forse in alcune occasioni, in certi momenti della vita, per alcune donne, smettere di possedere diventa più importante, quasi come fosse un atto di potere, che avere. In questo caso la donna in questione è Mouna Ayoub, collezionista d’alta moda, filantropa, figura di riferimento della scena culturale internazionale e soprattutto conosciuta per essere in possesso di una delle collezioni private di haute couture Dior più importanti al mondo. Nata in Libano ma residente da molti anni a Parigi, Mouna Ayoub, si appassiona alla haute couture negli anni Settanta, con uno sguardo colto e selettivo, tessendo un rapporto privilegiato con le grandi maison parigine. La sua collezione è una sorta di progetto di archiviazione, costruito nel tempo, fondato su criteri di eccellenza artigianale, rilevanza storica e forza simbolica. Ponendo in primo piano la storia e la memoria della moda, attraverso capi rarissimi, pezzi da sfilata e abiti che sono divenuti simbolo di cambiamenti estetici e culturali. Mouna Ayoub ha sempre concepito la houte couture non come status ma come un linguaggio in grado di dire ciò che a parole non si poteva spiegare.
Il blocco costituito da 126 abiti haute couture Dior è un vero e proprio archivio vivente della storia della maison, e traccia un arco temporale, come già anticipato, a partire dalla rigorosa eleganza di Marc Bohan, direttore creativo per Dior dal 1960 al 1989, lasciando il posto a Gianfranco Ferrè, l’architetto della moda, che sarà il designer della maison dal 1989 al 1997, quando a lui succederà John Galliano con un tripudio di teatralità e esplosione narrativa per arrivare alla precisione moderna, quasi asettica, di Raf Simons ed in fine allo sguardo femminile, femminista e politico di Maria Grazia Chiuri. La collezione racconta l’evoluzione della maison Dior, silhouettes scolpite, ricami, materiali preziosi che hanno attraversato generazioni di designers, capi che hanno definito epoche, linguaggi e modi di concepire la femminilità, ben precisi. Permettendoci di dare una lettura trasversale dell’haute couture di Dior, facendo dialogare tradizione e sperimentazione, memoria e modernità. E’ una narrazione stratificata, all’interno della quale l’abito diventa un documento storico, un’opera d’arte e in alcuni casi un gesto politico che segue la trasformazione della donna, del suo gusto, del suo corpo e del suo ruolo all’interno della società.
All’interno della collezione, c’è un capitolo che più di tutti sembra pulsare più intensamente. Stiamo parlando del periodo in cui Dior era firmato John Galliano. Indossare i suoi abiti, a detta di Mouna, era una dichiarazione, era esporsi, era un atto di libertà e non tutte le donne potevano permettersi di farlo.Sulla vendita all’asta di questa collezione ci sono due correnti di pensiero, chi la considera come un addio a questi meravigliosi abiti e chi la vede come un passaggio di testimone, la bellezza non muore cambia solo proprietario. La collezione diventa un omaggio alla maison Dior e dimostra come la moda possa, anche nel privato, essere concepita come un archivio vivo, un elemento che fa da raccordo tra passato e futuro.