
IL POTERE DELLA MODA NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA
Aprile 8, 2026SEMBREREBBE UN PARADOSSO MA LA CRISI POTREBBE ESSERE UN’OPPORTUNITA’ PER NUOVI BRAND, ANDANDO A RIDISEGNARE IL TALENTO NELLA MODA.
La crisi nella moda ha un costo e a pagarlo in primis, sono le persone. I posti a rischio nel settore sono molti, oltre 293.000, considerando la filiera globale. Il mondo della moda, sta vivendo un momento di instabilità, che inevitabilmente si riflette sulla tenuta dell’occupazione nel settore. L’Italia non fa eccezione, ma qui la posta in gioco va oltre l’occupazione, riguarda la possibile perdita di quel patrimonio di competenze, che hanno fatto del made in Italy, un punto di riferimento per qualita ed eccellenza nell’artigianato, in tutto il mondo. La stagione di licenziamenti che ha colpito anche il “bel paese”, ha portato ad un ridimensionamento delle aziende, costrette a dover riorganizzare le proprie risorse. Quando la filiera si indebolisce, non sono a rischio chiusura solo le aziende ma con esse scompaiono anche centinaia di posti lavoro. Senza parlare della perdita di conoscenza ed esperienza, che nel tempo hanno contribuito a costruire realtà importanti nel settore della moda. Un capitale umano con queste caratteristiche non è semplice da ricostruire una volta perso. Negli ultimi 12-24 mesi, la crisi della moda, ha dato origine principalmente a tre fenomeni: licenziamenti che hanno colpito numerosi brend del lusso e non, ristrutturazioni profonde delle aziende, se non in alcuni casi, addirittura fallimenti o amministrazioni controllate. Gli stessi grandi gruppi del lusso, sono alle prese con evidenti tagli al personale, alle spese e agli investimenti. Spesso i cambi di direttore creativo, rientrano in una strategia di ristrutturazione dell’azienda, nel tentativo di riportare le performance e di conseguenza i bilanci ai tempi d’oro.
Questo vale ormai per numerosi brand, tra cui Kering, la cui punta di diamante, Gucci, ha subito negli ultimi tempi un calo notevole nelle vendite, così come LVMH, ha avuto un significativo rallentamento nei profitti. Inoltre Kering e Mayhoola, per far rientrare Valentino nei paramentri fissati dai contratti di finanziamento bancari, si sono visti costretti a versare 100 milioni nel bilancio della maison. La stessa situazione potrebbe riguardare anche altre case di moda, evitando possibili azioni da parte di creditori. Altri gruppi, per un loro rilancio, hanno trovato la soluzione in un compratore, così come è accaduto per Versace, acquisito da Prada dal gruppo americano Capri Holding. Altro marchio, con una tradizione storica come Trussardi, è stato rilevato dalla famiglia Miroglio, attraverso la procedura di Cnc (composizione negoziata della crisi), inserendolo nel proprio quadro industriale, dove pare aver trovato nuova vitalità. Anche Chanel ha operato tagli selettivi ed una riorganizzazione operativa, all’interno dei propri ambienti. Burberry ha programmato un taglio di costi, pari a 40 milioni di sterline, snellendo il proprio team corporate. Tutto questo, ha portato ad una stima di oltre 17.000 licenziamenti nel sistema fashion, solo nel 2025. i consumatori del lusso, negli ultimi anni, sono scesi da 400 a 330 milioni, conseguenza del calo degli acquisti, da parte di quello che viene considerato il ceto medio. Questo ha portato diversi brand ad entrare in una fase di recessione, dopo anni di aumenti dei consumi e dei prezzi, tra il 2024/25, il mercato della moda ha subito una brusca battuta d’arresto. Secondo un’analisi di Bain e Altagamma, negli ultimi tre anni, si sono volatilizzati circa 70 milioni di consumatori del lusso, il ceto medio ha limitato i consumi e le scelte, direzionandosi su prodotti più economici. Poi c’è chi, nonostante una situazione a dir poco precaria negli ambienti della moda, e non essendo immune da problemi, riesce a catturare l’attenzione delle fasce più elevate di reddito e creare la fila fuori dalle proprie boutiques: è il caso di Chanel! Con l’arrivo delle collezioni di Matthieu Blazy, sembra essere scattata la Chanel-mania. Certo in tempi di crisi è abbastanza raro osservare un fenomeno dl genere. Complimenti al brand che ha saputo creare una grande attesa per il bebutto della collezione, avvenuto lo scorso 5 marzo a Parigi, alla presenza, ovviamente, di tutti coloro che nell’industria della moda contano. Una volta arrivata la collezione nei negozi di tutto il mondo, a una settimana dal debutto, sono stati letteralmente presi d’assalto. Il brand ha lasciato che il pubblico stesso facesse da medium pubblicitario. I resoconti degli editor, stylist e influencer, celebrities avvistate nei negozi, clienti storiche che prendevano appuntamenti, facendo razzia di abiti, borse e scarpe. Sembra essersi creata una sorta di follia generale, grazie alle release che diventavano col passare del tempo sempre più numerose, al punto che le persone volevano anche solo curiosare e visitare i negozi, per far parte di questa esperienza collettiva.
Eccezioni a parte, non si tratta solo di una crisi economica, ma si sta attuando un vero e proprio reset del modello moda, dopo anni di crescita sostenuta, avvallata da politiche di iper espansione, retail diretto e canali wholesale. L’aumento dei costi operativi, le catene fast-fashion, sempre più presenti sul mercato, le tensioni sulla suppy chain, hanno portato le aziende a rivedere le loro priorità. Ci si sposta così verso il digitale, non solo come canale di vendita ma diventa uno strumento strategico, integrato nelle aziende. Diventa, inoltre, sempre più centrale, ridurre la complessità del sistema moda: meno collezioni, filiere più snelle e processi più controllati. Chi sopravviverà a quella che si configura come un vero e proprio piano di reset del sistema, saranno coloro in grado di adattarsi, nel giro di poco tempo, avendo una visione strategica precisa per il futuro. Questo scenario, può aprirele porte a volenterosi brand emergenti, spesso più avvezzi a procedure agili e orientati verso il cambiamento. La sfida non sta solo nel saper cogliere questa opportunità ma nel saperla gestire, costruendo valore nel lungo termine e trasformare l’esperienza in un vantaggio competitivo. I licenziamenti nel settore della moda, sono oggi il segnale di un cambiamento che non può più tardare ad essere messo in atto. A causa della crisi dei consumi, delocalizzazione e sostenibilità, le aziende sono, ormai costrette a ripensare ai modelli produttivi e organizzativi. Tutto questo, porta anche ad una sfida sociale importante, le imprese si devono far carico di accompagnare i lavoratori verso questa transizione, attraverso la formazione e la riqualificazione del capitale umano. Il futuro delle imprese, dipenderà sempre più, dalla capacità di salvaguardare quest’ultimo e guardare all’innovazione, evitando che il cambiamento si traduca esclusivamente nella perdita di posti di lavoro.


