
CRISI NEL SETTORE MODA: CHI NE PAGA REALMENTE IL PREZZO?
Aprile 29, 2026IDENTITA’ E APPARENZA: LE DUE FACCE DELLA MODA. DAI SOCIAL MEDIA AL POTERE DELLO “STATUS SYMBOL” NELLA MODA CONTEMPORANEA.
COME I SOCIAL MEDIA INFLUENZANO IL NOSTRO MODO DI VESTIRE, RISCRIVENDO IL CONCETTO DI STILE.
La moda intesa non solo come questione estetica, ha sempre avuto un ruolo importante come fenomeno culturale e sociale, riflettendo le tendenze e le dinamiche della società contemporanea. Negli ultimi anni, la moda si è intrecciata, sempre più, con le trasformazioni sociali, i cambiamenti economici e politici della società contemporanea. Dietro ad ogni scelta di stile, si hanno dinamiche psicologiche e meccanismi sociali complessi, che dettano le nostre scelte in merito di abbigliamento, andando oltre ad un semplice “mi piace” o “non mi piace”. La moda non è solo un modo per esprimere la propria individualità ma un riflesso dei tempi e dei cambiamenti sociali. Spesso seguire le tendenze è un modo per appartenere ad “un gruppo”, per essere riconoscibili o al contrario per distinguersi. Ci si muove tra la linea sottile del senso di appartenenza ad una comunità e la voglia di affermare la propria identità. Agli inizi del Novecento, il sociologo Georg Simmel, dipingeva il mondo della moda, in bilico tra un sottile e continuo gioco tra imitazione e differenziazione sociale. Principio ancora valido oggi, anzi maggiormente amplificato dalla presenza dei social media, che hanno contribuito ad accelerare le tendenze, trasformando il nostro modo di concepire lo stile. Le piattaforme, tra le più famose, Istagram e Tik Tok, non si limitano a mostrare ciò che “è di moda” ma contribuiscono attivamente a definire nuovi canoni estetici, influenzando i gusti ed i consumi, avendo anche un forte impatto sull’autostima dei soggetti più deboli.
In questo contesto si inserisce il concetto di “status symbol”, legato alle teorie del “consumo ostentativo”, elaborate da Thorstein Veblem. E’ in dubbio che la società di massa, in determinate circostanze, tenda ad acquistare marchi e capi, non per le loro caratteristiche estetiche o per il loro valore funzionale ma per ciò che rappresentano nella società. Ovvero simboli identificativi di successo, appartenenza ad una élite o esemplificativi di uno stile di vita a cui si aspira. Va da sé, che le scelte stilistiche, possano assumere un significato simbolico che va al di là della semplice connotazione estetica. Nel tempo l’èlite economica, politica e sociale, ha usato la moda, come strumento per affermare la propria posizione e distinguersi dalla società di massa. Capi di alta moda e brand di lusso, diventano spesso, status symbol di appartenenza a gruppi elitari. La moda è anche un modo per veicolare idee, ideologie e, perché no, proteste. Ne è un esempio la t-shirt “femminista” di Dior, che ha debuttato nella collezione Pret-à-porter SS 2017, firmata Maria Grazia Chiuri, nelle vesti di direttrice creativa del brand, segnando il suo debutto nella maison parigina. La frase sulla t-shirt “ We Should All be Feminist”, deriva dal saggio, risalente al 2014 della scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie. L’obbiettivo era quello di portare un messaggio politico all’interno di un contesto esclusivo come quello dell’alta moda, portare in primo piano un femminismo inclusivo e contemporaneo, l’idea che l’uguaglianza di genere riguardi tutti e non solo le donne. Per molti è stato un gesto forte: la moda ha preso una posizione, al contrario c’è chi ha visto, in tutto questo, solo un’operazione commerciale. Il messaggio sociale, che la maison ha voluto lanciare, è stato venduto alla modica cifra di 700 dollari a t-shirt. Trasformando una campagna sociale in un prodotto per pochi. Nonostante ciò la t-shirt, indossata da celebrities come Rihanna, Jennifer Lawrence e dalla nostrana Chiara Ferrragni è diventata virale ed ha segnato una nuova era Dior.
Le tendenze, sono la “cartina torna sole”, delle trasformazioni dei valori, delle identità di genere e dei comportamenti etici all’interno della società contemporanea. Un esempio è dato dalla crescente attenzione alla sostenibilità ambientale ed etica, proprio nel settore della moda. Acquisti sempre più responsabili e la scelta di brand che hanno adottato una politica di sostenibilità dei loro capi, sottolineano come la moda ed il suo indotto, si stiano adattando e vadano incontro a quelli che sono i cambiamenti in atto nella società. Dal punto di vista sociologico è interessante, analizzare il rapporto tra corpo, identità e visibilità. Il mondo del fashion, soprattutto negli ultimi anni, ha giocato un ruolo importante nella costruzione e nell’accettazione delle identità di genere, razza e classi sociali. La moda si spinge verso l’inclusività, facendo nascere movimenti come il “body positivity”, rompendo con le tradizioni stereotipate e convenzionali. Non a caso, sempre più campagne pubblicitarie e in occasione della fashion week, la tendenza è quella di rispecchiare una società sempre più inclusiva. Dando voce a corpi, stili e identità che in passato venivano esclusi dall’immaginario collettivo del fashion system.
La moda sui social è costituita da un’immagine immediata, perdendo in alcuni casi di spessore culturale e progettuale. L’estetica prevale sul contenuto e la pressione per la “novità” è costante. La corsa a produrre contenuti e collezioni per non perdere visibilità, alimenta un sistema di consumo sempre più fast, impattando negativamente, non solo, dal punto di vista ambientale ma anche etico. La sfida per il futuro, sarà quella di trovare un equilibrio tra visibilità, qualità, incisività e dinamiche commerciali. Cercando di non perdere il valore culturale che la moda ha sempre rappresentato.


