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Anche la maison Valentino pare non essere immune alla crisi che sta investendo tutto il settore. Lo storico marchio fondato da Valentino Garavani, sta attraversando una fase di incertezza, a causa di una sensibile contrazione dei ricavi e una tensione, più che percepibile, che coinvolge i vertici del team. L’arrivo di Alessandro Michele, pare non aver sortito gli effetti sperati, nel 2024, la maison ha registrato un utile operativo in calo del 22%, un duro colpo per chi auspicava il miracolo Alessandro Michele. Il settore della moda in generale deve fare i conti con una difficile ripresa post pandemica, con la guerra commerciale scatenata dagli USA, che ha portato a dimezzare la capacità di acquisto degli americani e di chi, di conseguenza investiva nel comparto della moda, anche il rallentamento economico della Cina non ha giovato. Nel frattempo il CEO Jacopo Venturini, figura di fiducia di Michele, passato nel 2002 da Gucci a Valentino, risulta essere assente da tempo, pare per malattia e si vocifera di un suo imminente addio. Che l’uscita di Venturini preceda quella di Michele? L’azienda non ha confermato ne smentito queste voci, certo è che i dubbi e le perplessità sulla maison romana, a questo punto sono molti.
CRISI NEL TEAM VALENTINO
Ad avvalorare la tesi che Alessandro Michele, assunto da poco più di un anno, per sostituire Pier Paolo Piccioli, direttore creativo della maison per ben 25 anni, sia , per così dire, in scadenza, sono le voci di corridoio interne all’azienda, secondo le quali la visione e lo stile di Michele non convincerebbe né i buyers né tanto meno la clientela fedele di Valentino, abituata ad un lusso più classico, tanto per intenderci, quello scaturito dal lavoro di Piccioli, creando malumori tra i fedeli e storici sodali della maison. La causa è in parte attribuibile anche alla crisi che sta in generale investendo il settore del lusso ed il calo di interesse per il ready-to-wear, tipico degli accessori Valentino. Pare addirittura che almeno il trenta per cento delle clienti abbia declinato l’invito alle sfilate di Michele per il timore di dover acquistare abiti non di loro gusto. Nella couture, le clienti più importanti, quelle che per intenderci spendono dai due milioni di euro all’anno in su, solitamente vengono invitate a Parigi , a spese dell’azienda, per partecipare allo show, a cene riservate, colazioni con il desiger, dando loro la possibilità di vivere quella che oggi viene chiamata una “experience”. Alle due sfilate d’esordi presso la maison di Michele per Valentino, il front row era più vuoto del solito…..
Tutto porterebbe a pensare che un’uscita del così detto “ego espanso” Alessandro Michele, potrebbe essere in previsione. Non sono poi un segreto i rapporti difficili tra il designer e Giancarlo Giacometti, fondatore con Valentino Garvani del brand nel 1960, a Giacometti pare non siano piaciute alcune affermazioni di Michele sul concetto di bellezza tramite il celebre account istagram @fashioncriket. Il commento di Giacometti: “ Parole tristi, se sono vere”, ha lasciato spazio a speculazioni sui rapporti fra lo stilista e la vecchia guardia della maison. Anche l’assenza del designer alla cena celebrativa per l’apertura della Fondazione PM23 di Giacometti e Valentino Garavani, evento che invece ha visto la presenza dei suoi predecessori, Chiuri e Piccioli, getta ulteriori ombre su una situazione già tesa.
SITUAZIONE ATTUALE MAISON VALENTINO
Oggi Valentino è controllato dal fondo di investimento Mayhoola, con sede in Qatar , che nonostante le indiscrezioni, sembra ancora essere convinta del lavoro svolto e della direzione presa dallo stilista romano. Nel 2023 il gruppo Kering, uno dei più importanti gruppi del lusso al mondo, che possiede oltre a Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta, anch’esso oggi in una situazione finanziaria critica, aveva acquistato il 30% della maison romana, lasciando ad intendere che l’obbiettivo sarebbe stato quello di acquistarla completamente nei prossimi anni. Le tempistiche non sembrano essere chiare e viste le difficoltà che il brand sta attraversando, un eventuale ritardo riserva molte incognite e non si sa quale effetto possa avere sul brand. Durante la sua permanenza da Gucci, in veste di direttore creativo, Michele aveva fatto triplicare i ricavi del marchio, grazie al suo stile eccentrico, caratterizzato da accostamenti a volte al limite del kitsch. Da Valentino lo stilista ha riproposto la stessa estetica adottata da Gucci, il risultato ne è stato un ibrido tra i due marchi con l’inconfondibile tocco Alessandro Michele. Proprio quest’ultimo in un’intervista, ha spiegato di aver trovato in Valentino una realtà più piccola e protetta, rispetto a Gucci e per questo motivo di non sentire l’urgenza di replicare i risultati da record ottenuti presso il brand del gruppo Kering.
Analizzando la situazione della maison Valentino in questo momento, emerge un equilibrio fragile, tra rumors di dimissioni, risultati economici poco brillanti e tensioni interne, in un panorama altrettanto complesso che fa da scenario al settore del lusso in questo momento. Il rischio maggiore per la maison Valentino è che l’estetica di Michele, già messa in discussione negli ultimi tempi da Gucci, non tenga conto e non rispetti l’heritage della maison, trasformando un marchio sinonimo di eleganza in un palcoscenico di eccessi retrò. In un momento storico dove il lusso richiede una visione lucida e coerenza, Michele sembra cavalcare l’onda del colpo di teatro che potrebbe non bastare a salvare le sorti del marchio romano, a scapito di una strategia solida.


