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Agosto 20, 2025L’IA STA RIVOLUZIONANDO LA MODA:COSA STA CAMBIANDO DAVVERO?
L’industria della moda è sempre stata sinonimo di creatività, innovazione e cambiamento. Oggi il cambiamento arriva da una direzione inaspettata: la tecnologia e in particolare dall’intelligenza artificiale (IA). Dalla progettazione alla produzione, dalla vendita alla personalizzazione dell’acquisto, le applicazioni spaziano dalla previsione delle tendenze alla personalizzazione del design, arrivando al miglioramento del servizio clienti. L’IA sta trasformando profondamente il modo in cui la moda viene pensata, realizzata e vissuta.
COSA CAMBIA VERAMENTE CON L’IA NELLA MODA? COME SI ADATTANO STILISTI, BRAND E CONSUMATORI A QUESTA NUOVA REALTA’?
Il modo di fare shopping è già cambiato, così come il modo di realizzare immagini e scoprire nuove tendenze. Anche il modo di gestire la sostenibilità è cambiato ma possiamo parlare di vantaggi o pseudo-vantaggi? Vediamo quali sono i campi di applicazioni degli algoritmi dell’intelligenza artificiale e cosa consentono di fare:
UNO SHOPPING PIU’ PERSONALIZZATO E PREDITTIVO
Grazie all’IA, le esperienze di acquisto online sono diventate altamente personalizzate. Gli algoritmi analizzano il comportamento dell’utente, acquisti passati, preferenze di stile e suggeriscono prodotti su misura. Si tratta di vere e proprie “previsioni dei gusti” del consumatore, prima ancora che questi le manifesti. Oltre al 31% delle persone, dichiara di essere disposta a spendere fino al 20% in più per marchi che adottano questa strategia di personalizzazione.
GENERAZIONE DI IMMAGINI E OUTFIT TRAMITE IA
L’intelligenza artificiale è ora in grado di generare immagini di capi di abbigliamento, modelli o interi outfit senza la necessità di uno scatto fotografico reale. Questo permette alle case di moda di: visualizzare collezioni, ancora prima della loro produzione fisica, analizzare versioni diverse di uno stesso capo, creare contenuti visuali (modelli virtuali o avatar) su misura per il pubblico.
SCOPRIRE NUOVE TENDENZE IN TEMPO REALE
L’IA monitora miliardi di dati, dai social media alle sfilate, passando per i motori di ricerca, ed è in grado di intercettare trend emergenti in largo anticipo. Questo consente ai marchi di adattare velocemente le collezioni, agli stilisti di captare le micro-tendenze, ai consumatori di essere costantemente aggiornati tramite suggerimenti mirati.
VISUAL SEARCH E SHOPPING DA IMMAGINE
Una delle innovazioni più immediate e dirette per gli utenti è la “ricerca visuale”, spesso si scatta una foto di un capo che ci piace, sui social o direttamente nelle vetrine dei negozi, oggi attraverso strumenti di riconoscimento visivo basati sull’IA è possibile ritrovare capi simili in vendita on line.
Da un lato la tecnologia accellera e ottimizza, dall’altro fa sorgere domande e dubbi sull’autenticità, e sulla creatività umana, quindi sul futuro del lavoro nella moda. La sfida per i brand e per i direttori creativi sarà, quella di riuscire ad integrare l’IA con l’opera umana, in modo etico ed intelligente, senza perdere di vista ciò che rende la moda davvero unica, ovvero l’emozione, la cultura e l’espressione personale.
Fino a dove possiamo spingere l’uso dell’IA nelle nostre vite e professioni?
Soltanto un anno fa, fu Marc Jacobs a far parlare della sua sfilata newyorkese , per essersi avvalso dell’uso dell’IA per scrivere il comunicato stampa della collezione. Un anno dopo, casi che testimoniano lo stretto legame tra media e IA, si sono moltiplicati. Un esempio ne è il brand Guess che ha utilizzato una modella creata con l’intelligenza artificiale per una campagna, pubblicata poi su Vogue, rivista simbolo del mondo patinato della moda, suscitando non poche polemiche. Non è la prima volta che ci si imbatte in una modella generata dall’IA ma la questione è un’altra e riguarda lo standard estetico. Se l’intelligenza, seppur artificiale, è tale, perché non viene utilizzata per cambiare gli stereotipi e quelle gabbie costruite negli anni, su un modello di corpo femminile che spesso non corrisponde alla realtà, ma è imposto frutto di standard e canoni di un a società malata di immagine e perfezione, discutibile o meno?
In poco tempo l’IA si è insinuata in ogni luogo digitale, si pensi a Istagram, piattaforma social per eccellenza, oggi il rischio di scambiare una foto generata con l’IA per una foto scattata da mano umana è sempre più alto, al punto che è prevista la possibilità di spuntare la voce “generata con IA”. Se da una parte c’è chi mette in allarme sulla possibilità di non essere più in grado di distinguere ciò che è reale, da quello che non lo è, c’è chi invece nella moda, vede quelle che potrebbero essere le potenzialità dell’IA. Per i nativi digitali di ultima generazione, le sfilate saranno ancora rilevanti e fonte di tendenze come lo sono state negli anni passati? Oggi le applicazioni che sfruttano l’IA per monitorare trend e tendenze di mercato in tempo reale, potrebbero attirare maggiormente l’attenzione delle nuove generazioni, rispetto alle passerelle o agli “speciali sulle sfilate” come strumenti che dettano “legge” nel settore?
L’intelligenza artificiale potrebbe essere introdotta anche negli uffici stile e quindi avere libero accesso ai processi creativi, per ora si parla di integrazione, introducendo, ad esempio, algoritmi che preannunciano le tendenze e ne analizzano gli andamenti di mercato, in modo da creare design volti al successo, riducendo il rischio degli invenduti. Inoltre potrebbe agevolare il lavoro di ricerca e selezione dei materiali sostenibili attraverso un algoritmo, ottimizzare il processo energetico nelle fasi di manifattura, aiutando a minimizzare lo spreco durante le fasi di produzione, come ad esempio i prodotti fallati.
Sono ormai numerosi i brand che si avvalgono, stanno sperimentando e implementando l’intelligenza artificiale, da Chanel a Dior, passando per Luis Vuitton, Prada e Gucci per aumentare efficienza, creatività, sostenibilità e coinvolgimento del cliente, così come le catene fast fashion, da Zara a H&M, Mango e Shein. Va da sé che la crescita e la diffusione di questa tecnologia debba essere accompagnata da una forte consapevolezza etica, regolamentazioni trasparenti e protezione dei diritti di tutti i soggetti coinvolti.
Sarà il caso di dire non tutti i mali vengono per nuocere e l’IA è poi da considerarsi un male? L’intelligenza artificiale non è più solo un’innovazione tecnologica ma è diventata una forza creativa e strategica, in grado di ridefinire l’intera industria della moda, trasformando le diverse fasi della filiera, come al solito spetta a noi saperla utilizzare con raziocinio, saremo in grado oppure anche questa volta “ci lasceremo prendere la mano”?


