
PHARRELL WILLIAMS: L’ESTETICA COME FORMA DI LEADERSHIP!
Febbraio 6, 2026TRA WARHOL E LA FACTORY, QUANDO LA VITA STESSA ERA UNA PERFORMANCE.
Immagino che non molti di voi riconoscano la giovane donna ritratta in questo scatto fotografico di Fre Eberstadt per Life Magazine. Siamo nel 1963 e lei è Edie Sedgwick, forse il nome vi dice poco ma questa ragazza, poco più che adolescente, sarà una delle “Superstar” di Andy Warhol, lei come nessun altra, incarnerà l’essenza della musa ispiratrice per l’artista pop per eccellenza, divenendo in poco tempo la regina indiscussa della Factory. Questo spazio creativo, voluto ed inventato da Warhol, tra il 1962 e il 1968 diventa punto di riferimento per gli artisti contemporanei di New York e non solo. Questo luogo da vita ad una galleria di personaggi a dir poco bizzarri e a volte, oserei dire, anche inquietanti, il cui obbiettivo sarà quello di conquistare anche una piccolissima parte nel mondo dello star sistem di allora, cercando di ottenere almeno quei famosi 15 minuti di gloria, che secondo Warhol, una volta nella vita non vanno negati a nessuno. La Factory era considerata la corte del re della pop art, da qui per caso, per curiosità, intenzionalmente o anche accidentalmente, passeranno molti personaggi ed artisti del calibro dei Velvet Anderground, Tennessee Williams, Salvador Dalì e persino Maria Callas.
Edie Mintur Sedgwick, per tutti era semplicemente Edie, palesemente bella e ricca, faceva parte di una numerosa famiglia aristocratica, settima di otto fratelli, i cui genitori decidono di trasferirsi a vivere in un ranch in California, nei dintorni di Santa Barbara. L’infanzia di Edie, sarà difficile, segnata dalla morte dei due fratelli, uno suicida, l’altro a causa di un incidente, a tredici anni verrà ricoverata in una clinica psichiatrica per anoressia, in realtà per celare verità scomode e probabili abusi da parte del padre. Nonostante la sua fragilità e i disturbi alimentari che l’accompagneranno per tutta la vita, Edie è una ragazza brillante , si iscrive all’università di Cambridge nel Massachusetts ma il fascino della New York degli anni ’60 attrarrà anche lei. In quegli anni New York era il centro del mondo, una vera esplosione di arte e creatività, la città in cui tutto era possibile, gli anni degli eccessi e del mito della Grande Mela. Non passa molto tempo e i grandi occhini neri, i capelli biondi e corti e lo sguardo intriganti di Edie non passano inosservati, in modo particolare a Bob Dylan, con il quale sarà amore a prima vista ma da questa breve relazione, mai ufficializzata, fatta di incontri nascosti e furibonde litigate Edie ne uscirà a pezzi, Dylan si sposerà con la sua fidanzata ufficiale Sarah Lownds. Anche Andy Warhol rimarrà folgorato dal mix di innocenza e sensualità, sofferenza, modernità, mistero e raffinatezza che rendono questa esile ragazza irresistibile.
Edie entra a far parte della Factory nel 1964 e nel 1965 diventa la star assoluta della filmografia worholiana, come tutti sanno Worhol non aveva una passione per le donne, quanto meno dal punto di vista sessuale, praticamente asessuato, le sue relazioni saranno tutte al maschile. Le numerose figure femminile di cui si circonda, servono per attirare l’attenzione e la curiosità morbosa dei media, per le copertine e la pubblicità. Ogni anno Warhol crea una “superstar” portandola alla celebrità tanto velocemente quanto velocemente l’anno successivo verrà ripudiata in favore di qualche altra. Edie entra in questo vortice, instabile e poi tossicodipendente, viene usata da Andy per portare i proprio film ( se così si possono definire) come ad esempio “Poor Little Rich Girl” al successo. Dal momento in cui la signorina Sadgwick sbarca sul pianeta Factory, tutti gli occhi di New York sono puntati su di lei, scoppia una vera e propria “Edie mania”, Vogue la vuole come ragazza immagine dello stile e della moda anni ’60, Truman Capote di lei dice:” E’ magnetica, eterea, smarrita e quando muove ogni parte del suo corpo staresti a guardarla per ore, con quegli occhioni intensi e scuri come due tazzine di caffè.”, anche Patti Smith ne rimane affascinata.
L’incontro con Andy Warhol avviene alla festa di compleanno del drammaturgo Tennessee Williams, da quel momento tra i due si istaura una relazione simbiotica che durerà sino alla metà degli anni ’60, quando Edie si innamora di Bob Dylan, che la mette in guardia dalla personalità meschina di Andy che ovviamente non vede di buon occhio il cantante folk e la loro frequentazione, arriverà , per questo, addirittura ad allontanare Edie dalla Factory e dal suo entourage, gettandola in preda a forti crisi depressive che la costringeranno nuovamente a farsi ricoverare più volte. Inizialmente Edie diventa la “Superstar” per eccellenza, l’amicizia con Andy le regala la notorietà, la stessa che paradossalmente la strascinerà nel baratro, portandola alla morte. Sono in molti a sostenere che Warhol abbia contribuito alla distruzione di Edie, quanto meno in concomitanza con i fantasmi che , costantemente riaffioravano dal suo passato tormentandola, l’infanzia segnata dalla morte dei due fratelli, il rapporto non proprio idilliaco con il padre Francis Mintur Sedgwick, scultore, individuo ambiguo dalla dubbia personalità. Gli anni trascorsi a New York sono caratterizzati da una vita sregolata, che Edie in ogni caso non disdegna, le feste, gli eccessi, la vita notturna e l’abuso di droghe, in particolare lo Speed, più comunemente detta anfetamina, la droga del momento, tutto questo contribuirà a spezzare quella ragazza già così fragile. Marvin Griffin, ancorman americano, una volta disse.” Nessuna festa è davvero divertente finché non arrivano Edie e Andy.”
Edie Sedgwick è stata un insieme di più sfaccettature in contraddizione tra di loro: giovane, ricca, diventerà un icona degli anni ’60, regina della scena gay, tossicodipendente, superstar del cinema underground, modella diLa Factory è il luogo della creatività ma ha un lato oscuro nel quale Edie si perde, pur diventando come icona, lei stessa è la Factory, tutto ciò che dice e che indossa diventa tendenza. Il suo look rimane ancora oggi iconico, sopracciglia accentuate, occhi marcati dall’eye-liner, orecchini enormi, mini dress indossati con calze coprenti nere, minigonne vertiginose, scollature profonde e coat a stampa animalier. Non a caso anni dopo le verrà dedicato il film “Factory Girl”, dove sarà Sienna Miller a calarsi nel ruolo di Edie Sadgwick. Questo stato di grazia, però, non sembra fatto per durare a lungo, Edie cerca di combattere i suoi fantasmi con l’eroina e inizia una vertiginosa discesa negli inferi. Le riviste di moda non la acclamano più come un tempo, una “tossica” in copertina non la vuole nessuno. Decide di lasciare New York e tornare in California, dove entrerà nuovamente in una clinica psichiatrica ma questa volta per disintossicarsi. Lontano dalla Grande Mela, sembra trovare un pò di pace, si sposa nel 1971 con Michael Post ma il suo destino sembra irrimediabilmente segnato, pochi mesi dopo il matrimonio, all’età di 28 anni, viene trovata morta, la causa del decesso sarà una overdose di barbiturici. Forse Edie era davvero una creatura troppo fragile per questo mondo, le luci ed i flash si spengono per lei veramente troppo presto e nel modo più triste e doloroso. riviste patinate, paziente di istituti psichiatrici ma sopra ogni cosa, rimarrà per sempre quella ragazza dall’aspetto incredibilmente esile e fragile che , suo malgrado, sarà prima di ogni altra, musa ispiratrice dell’immaginario creativo di Andy Warhol.


