
PIERRE BERGE’: CUSTODE VISIONARIO DELL’IMPERO YVES SAINT LAURENT.
Febbraio 23, 2026Un’indagine sul nero come materia viva: profondo, assoluto, scolpito nella luce. Cifra estetica e spirituale dell’alta moda secondo Cristobal Balenciaga.
Parigi, in occasione dei cento anni di attività di uno dei couturier più famosi della storia della moda, nel 2017, ha voluto celebrarlo con una mostra, allestita nello spazio del Museo Bordelle nel 15 arrondissement, omaggio, che fu, a mio avviso perfettamente riuscito. L’esposizione ha potuto vantare i pezzi maggiormente iconici di Cristobal Balenciaga, la cui maison fondata nel 1917, come vi ho anticipato, ha celebrato proprio nel 2017 un secolo di esistenza nel mondo della moda. La mostra è stata intitola “Balenciaga, l’ouvre au noir”, così come il romanzo che Marguerite Yourcenar dedicato all’alchimista, filosofo e scienziato Zenone. Il nero come elemento alchemico per rendere visibile l’invisibile, per sottolineare la purezza delle forme e della materia. I 70 abiti esposti erano ispirati alla tradizione ed al folklore spagnolo del XIX secolo: abiti da giorno, tailleurs, boléros, capi spalla, abiti da sera, accompagnati dai meravigliosi bozzetti.
Il museo Bourdelle, scelto come location per esporre gli abiti, ha indubbiamente contribuito, ad esaltare le creazioni di Balenciaga, tutte rigorosamente in nero, grazie al contrasto delle sale, alle superfici opache delle sculture ed alla luce che filtra dalle ampie vetrate. La mostra vuole essere, oltre che un omaggio al “couturier des couturiers”, un inno alla poetica del nero, colore feticcio dello stilista. Credo non potesse esserci luogo più evocativo di questo, dove la presenza del passato è ancora cosi viva, in cui esporre gli abiti di Cristobal Balenciaga.
Inizialmente il museo era lo studio di Antoine Bordelle, scultore francese che morì nel 1929, discepolo di Auguste Rodin, il suo studio venne trasformato in museo ed inaugurato come tale nel 1949. Qui oltre alla collezione personale di Bourdelle, si trovano altre opere in marmo, gesso, disegni e sculture in bronzo di A. Rodin, E. Delacroix, J.A.D. Ingres e molti altri, rendendo quasi surreale l’atmosfera all’interno delle sale e del giardino, parte integrante del museo.
Quando Balenciaga arriva a Parigi nel 1937, Bourdelle era morto da più di 8 anni e grazie a questa mostra l’atelier di uno scultori più importanti per l’arte parigina, ha ripreso vita, per l’occasione, come atelier di uno dei couturier di fama mondiale, così come Bourdelle scolpiva la materia, così Balenciaga scolpiva i propri abiti a partire dal tessuto, lavorando sui volumi proprio come uno scultore. Balenciaga e Bourdelle, avevano entrambi in comune la precisione maniacale e amavano creare contrasti tra luce ed ombra. Di conseguenza gli abiti scenografici di Cristobal Balenciaga hanno dato vita a una scenografia teatrale, alternandosi alle sculture espressioniste di Antoine Bourdelle.
Il rapporto tra Cristobal Baleciaga e il nero, è uno degli aspetti più iconici ed emblematici della sua couture. Per lui il nero, non era semplicemente un colore ma un principio estetico, era rigore, profondità e spiritualità, tradotti in tessuto. Cristobal cresce nei Paesi Baschi, dove il nero è parte integrante della cultura e della tradizione spagnola, dagli abiti austeri della corte di Filippo II di Spagna, ai ritratti intensi di Diego Velazques e Francisco Goya, dai quali trarrà ispirazione. In queste tele, il nero, è materia viva, assorbe la luce per poi restituirla in sfumature profonde e drammatiche. Nelle creazioni di Balenciaga, il nero si trasforma in architettura, esaltando la struttura dell’abito, i volumi e le linee scultoree. Il nero andava ad eliminare il superfluo, concentrandosi sulla forma, sulla qualità dei tessuti e sulla precisione del taglio. Una scelta radicale in un’epoca in cui spesso gli stilisti celebravano il colore e le decorazioni vistose. Per Balenciaga, il nero incarnava il concetto di eleganza assoluta e senza tempo. Non seguiva né le stagioni né le tendenze ma era essenziale, moderno quasi ascetico. Uno dei suoi materiali preferiti era il “gazar”, una sorta di raffia di seta, inventata appositamente per lui, sufficientemente rigida affinché gli consentisse di lavorare sui volumi e sulle forme. Il nero diventa quasi inconsapevolmente la firma stilistica della maison e ancora oggi ne è il codice estetico che richiama l’eredità del suo fondatore.
Nato a nel 1895 a Getaria, nei Paesi Baschi, cresce in un ambiente modesto e profondamente legatoal mondo della sartoria, la madre lavorava come sarta e fu proprio osservando lei che il giovane Cristobal, sviluppo un talento precoce nel taglio e nella costruzione degli abiti. Dopo aver aperto le sue prime maison in Spagna, il successo internazionale arriva con il suo trasferimento a Parigi nel 1937, dove fonda la casa di moda “Balenciaga”, introducendo volumi inediti, linee a sacco e spalle scese in un mondo della moda, all’epoca, dominato da strutture rigide e silouhette segnate. Christian Dior lo definisce “Il maestro di tutti noi“, riconoscendo la sua abilità assoluta nel campo dell’alta moda. Balenciaga riuscirà a fare amare ai parigini elementi caratteristici della Spagna come il pizzo, il bolero e il colore nero, reinterpretando continuamente stili di epoche diverse della storia di questo Paese, portando aria di innovazione proprio come aveva fatto Madeleine Vionnet, con la quale condivideva l’idea che gli abiti servissero a rendere più belle le donne, di qualunque taglia e forma fossero.
Durante l’occupazione nazista si rifiuterà di portare i propri abiti a Berlino, declinando la proposta del Furher di esportare il suo stile in Germania. Il culmine del successo lo otterrà negli anni Sessanta, in questi anni la maison ottiene a pieno titolo un posto di riguardo nell’alta moda. Mademoiselle Chanel dirà di lui:” Solo Balenciaga è un vero couturier. Solo lui è in grado di tagliare il tessuto, assemblarlo e cucirlo con le sue mani. Gli altri sono semplici disegnatori”. Diana Vreeland sosteneva che quando in una stanza entrava una donna vestita Balenciaga tutte le altre scomparivano
Nel 1967 presenta la sua ultima collezione, mostrando al mondo dell’alta moda, tre delle sue più celebri creazioni: “The envelope dress”, l’abito “Chou” e l’abito da sposa con l’acconciatura a forma di secchio da carbone. L’anno seguente chiuderà la maison e sarà la disperazione per moltissime clienti, pare che Moma Bismark si sia chiusa in camera per tre giorni senza uscire. Il mondo della moda, titoleranno i giornali, non sarà più quello di prima!! Una volta ritiratosi dalle scene, nel 1968, rimarrà fonte di ispirazione per molti stilisti tra cui Hubert de Givenchy. Balenciaga muore a Valencia nel 1972, dopo aver dedicato una vita al suo lavoro, con rigore e dedizione, caratteristiche che lo porteranno ad essere anche il sarto ufficiale della casa reale di Spagna!
Cristobal Balenciaga, con la sua visione rivoluzionaria, la precisione quasi scultorea delle forme e una costante ricerca dell’eleganza assoluta, ha ridefinito i codici dell’alta moda del Novecento. Le sue creazioni, innovative e senza tempo, hanno influenzato generazioni di designers, continuando ancora oggi ad ispirare il mondo della moda contemporanea.


