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Gennaio 31, 2026“Volevo diventare una scultrice, in quanto per me lavorare un tessuto o la pietra è la stessa cosa”. Madame Grès
Madame Grès, il cui nome reale è Germaine Emilie Krebs, nasce nel 1903 a Parigi, ed è proprio qui, nella città in cui arte, scultura, e moda si intrecciano che Madame Grès forma la sua visione di alta moda. Il suo approccio avanguardista, che ha fatto dei suoi abiti delle vere e proprie sculture, nasce dalla sua aspirazione, prima di dedicarsi alla moda, a diventare una scultrice. Questo suo desiderio influenzerà tutto il suo lavoro e la sua carriera, con lo sguardo volto alla scultura ellenica, fece del drappeggio la sua cifra stilistica, lavorando il tessuto direttamente sul manichino con estrema precisione, utilizzando spesso materiali come jersey, seta, mohair, satin cerato, i suoi abiti saranno un trionfo di plissè e moulage, dove la fluidità dei corpi ebbe sempre la meglio sulla rigidità delle forme. Madame Grès è stata una delle figure nel panorama dell’alta moda francese, più rigorose e visionarie. Costruirà la propria fama su una concezione quasi ascetica dell’abito, inteso non come ornamento ma come architettura del corpo.
Inizierà la sua carriera come sarta, calcherà la scena dell’haute couture tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento. La leggenda narra che imparò a tagliare e cucire da una première d’atelier, prima di diventare modellista presso la maison Prémet Place Vendome. Nel 1934 con la sarta Julie Barton fondò la casa di moda Alix Barton, ben presto la sua maestria nel confezionare abiti, attirò l’attenzione di diversi investitori che la esortarono a mettersi a capo della maison Alix, che aprirà i battenti all’83 di rue Faubour-Saint Honorè, attirando numerose clienti parigine ed internazionali. Anche Vogue Paris, non tarderà ad esprimersi sul lavoro di Madame Grès, fu proprio in questo periodo che la stilista assunse il nome Grès, con il quale verrà universalmente conosciuta. Grès era l’anagramma di Serge, artista russo che sposò nel 1937, dichiarando: “Il nome che rappresenta l’essere a me più caro”.
Realizzerà costumi per diversi spettacoli teatrali e nel 1942, tramite suggerimento di Lucien Lelong, allora presidente alla Camera Nazionale della Couture parigina, fondò la Maison Grès. Mentre Dior riproponeva corsetti, abiti strutturati e crinoline, la Maison Grès, diede spazio ai movimenti della donna, brevettando tecniche come “il dritto filo”, consacrando il plissé, adottando una palette di colori spenti e polverosi che saranno un altro suo segno distintivo. La casa di moda verrà gestita da lei personalmente fino al 1988, spinta dall’ideale di un abito senza cuciture, trasformando la figura femminile in una dea.
Rifiuterà di piegarsi ad una moda commerciale e alle leggi di mercato, negli anni ‘30 e ‘40, si scosterà dalle tendenze dell’epoca, che vedevano la figura femminile, nuovamente imprigionata in linee rigide e abiti che costringevano busto e spalle. Madame Grès proporrà una femminilità fluida, elegante, rimanendo fedele alla sua visione artistica, ribadendo il concetto che la moda è una forma d’arte e non di consumo. I suoi abiti verranno indossati da donne colte e sofisticate che a loro volta concepiranno la moda non come lusso ma come espressione artistica.
Il suo pubblico era estremamente selettivo, tra le fila delle estimatrici di Madame Grès c’erano Marlène Dietrich, icona di stile e forza femminile, Greta Garbo, Ingrid Bergman, Marie-Mélène de Rothschield mecenate e habituè dell’alta moda, senza dimenticare un nutrito stuolo di principesse e nobildonne dell’aristocrazia europea, attratte dall’estetica classica e senza tempo che caratterizzava il lavoro di Madame Grès. Tra le sue creazioni più emblematiche ci sono sicuramente gli abiti da sera, realizzati tra gli anni ‘30 e ‘80, sempre in seta e jersey, utilizzando palette di colori che andavano dall’avorio al grigio perla, abiti che le valsero il De d’or nel 1976. I capi di Madame Grès, da sempre hanno un allure senza tempo, a partire dagli abiti degli anni ‘30 per arrivare a quelli degli anni ‘50, con uno stile più formale per approdare al design concettuale degli anni ‘60 e ‘70.
Molte delle sue creazioni verranno riproposte da numerosi magazine di moda e fotografate da fotografi del calibro di Richard Avedon o Guy Bourdin, continuando ad essere fonte di ispirazione. Soprannominata negli anni la “ Sfinge della moda”, in quanto gelosa della propria privacy, racconterà, infatti, molte storie romanzate sulla sua origine, al punto che anche la sua data di nascita non sarà più così certa, a lei guarderanno, con invidia o ammirazione, molti stilisti. Tra cui la stessa Coco Chanel, definendo gli abiti di Madame Grès “pezzi di stoffa appesi ad un busto”, celando, in realtà, un sentimento di ammirazione per colei che compiva magie con la stoffa direttamente sul corpo. In tempi più recenti Rick Owens, sarà affascinato dall’approccio quasi monastico e sensuale alla moda di Madame Grès. Dichiarando in un intervista al Financial Times, di aver sempre voluto essere una versione “a la Sid Vicius” di Madame Grès. Anche Haider Ackermann, firmando gli abiti per Jean Paul Gaultier si ispirerà a lei, così come Maria Grazia Chiuri per Dior e ovviamente Azzedine Alaia, collezionista per altro degli abiti della stilista parigina.
Madame Grès farà la sua ultima apparizione pubblica in occasione degli Oscar della Moda nel 1988 all’Opéra Garnier. Morirà qualche anno più tardi, all’età di 93 anni, in una casa di riposo alle porte di Parigi, a La Vallette-du Var, eterna come i suoi abiti, restando una figura imprescindibile nella storia della moda.Attraverso le pieghe dei suoi abiti, il rigore scultoreo delle sue creazioni, ha saputo affermare la sua visione della moda come arte, disciplina e atto di profondo rispetto per la figura femminile. Lasciando come eredità, l’invito a concepire l’atto della creazione come esercizio di pensiero, equilibrio e coerenza.


