
SULLE TRACCE DI UN’ICONA: VIAGGIO NELL’UNIVERSO CREATIVO DEL MUSÉE YVES SAINT LAURENT A PARIGI.
Febbraio 18, 2026L’AMORE, LA PASSIONE, LA DEVOZIONE: “NON SONO MAI RIUSCITO AD ANDARE PIU’ LONTANO DELLA FINE DELLA SUA STRADA, ERA PER ME DIFFICILE SEPARARMI DA YVES”. PIERRE BERGE' LA FINE DI UNA BELLISSIMA STORIA DI “AMOUR FOU”.
IL MIO PERSONALE OMAGGIO A PIERRE BERGE'.
Da quando ne ho ricordo e quindi più o meno da sempre la mia vita ruota attorno alla moda. Crescendo ho imparato ad amare la letteratura e poco dopo, quasi come diretta conseguenza, l’arte è diventata parte integrante della mia vita. Sono sempre stata affascinata dalla moda come forma d’arte, come mestiere che trae ispirazione dall’arte divenendone un tutt’uno. Negli anni ’80 ero bambina e di fronte alla pasticceria di mia mamma c’era un’edicola, all’inizio di ogni mese la mia attenzione era focalizzata sull’edicolante perché attendevo impaziente che esponesse il numero di Vogue appena uscito. La mia rapidità nel chiedere i soldi a mia nonna, attraversare la strada, domandare se fosse arrivato Vogue e portarlo a casa, dove avrei iniziato a sfogliarlo mille volte, era supersonica. Il mio mondo di bimba di otto anni era lì, ricopiavo i modelli che mi piacevano, ne creavo di miei, iniziavo a leggere, ancora in modo un po’ incerto, gli articoli ed a soffermarmi sui nomi di coloro che già avevano fatto la storia della moda e di quelli che di lì a poco ne sarebbero diventati i “mostri sacri”. Ricordo che in particolare mi soffermavo su un nome che per me era difficile da pronunciare e troppo lungo, le prime volte chiedevo a mia mamma di leggermelo, poi ripetendolo come un disco rotto, ho imparato che quel signore nella foto, alto, magro, un po’ allampanato e con una montatura di occhiali, per me troppo massiccia, si chiamava Yves Saint Laurent. Quando vedevo quel nome sui giornali, nelle riviste o sui cartelloni pubblicitari, sapevo leggerlo e mi sentivo importante quasi quanto monsieur Saint Laurent stesso, lo ripetevo all’infinito perché mi piaceva la musicalità di quel nome e la grafica stilizzata e lineare usata per il logo della sua maison, che trovavo molto elegante. Nel mio immaginario di bimba, affascinata dal mondo della moda, Yves Saint Laurent è comparso prima ancora di Dior e di Mademoiselle Coco. Grazie ai trucchi di mia mamma, rigorosamente Saint Laurent, ed alle fotografie che guardavo e riguardavo su Vogue, Yves era diventato un po’ di casa.
Yves Saint Laurent è venuto a mancare il 1giugno 2008, a 72 anni, mia mamma, qualche mese dopo, io non ero più una bambina. Oggi non ho perso l’abitudine di acquistare Vogue, ormai la mia, è divenuta una collezione vera e propria e uso il rossetto rosso YSL che metteva mia madre, per me è un modo per ricordarli entrambe. Nel 2017 è scomparso anche Pierre Bergè, con lui ancora in vita, in qualche modo era come se anche Yves fosse ancora presente, alla scomparsa di Bergè, ho avuto la sensazione che il mondo e l’epoca di Saint Laurent si sia chiusa definitivamente. Per i non addetti ai lavori, forse il nome di Pierre Bergè dirà poco o nulla, ma credo valga la pena di conoscere la figura di colui che dietro le quinte, ma non troppo, del mondo della moda, della cultura e al fianco di Yves Saint Laurent per oltre cinquant’anni, a suo modo, ha segnato un epoca, co-fondato e condiviso un impero.
Visionario, imprenditore e mecenate, Pierre Bergé è stato molto più che il compagno di una vita di Yves Saint Laurent, è stato l’architetto discreto, di una delle più grandi rivoluzioni della moda del Novecento. Il suo intuito lo portò ad unire capacità imprenditoriale, una spiccata sensibilità culturale e impegno politico, realizzando un impero che ha ridefinito il concetto e l’industria del lusso. Alla fine degli anni Cinquanta, l’incontro con Saint Laurent, cambiò definitivamente la vita di entrambe. Yves, allora giovane stilista, incarnava il genio creativo, Bergé divenne il sostegno manageriale e strategico, di quello che diverrà una delle più prestigiose maison di moda a livello mondiale. Nel 1961, insieme, fondarono la maison Yves Saint Laurent, trasformandola nell’arco di poco tempo, il simbolo di un’ eleganza moderna, audacia stilistica e emancipazione femminile, fu grazie alla caparbietà di Bergé che nacque il pret-à-porter di lusso “Rive Gauche”, democratizzando la moda. Pierre Bergé, non fu solo, a suo modo, una figura influente nel mondo della moda, fu un raffinato collezionista d’arte, sostenne le istituzioni culturali francesi, attivo nella difesa dei diritti civili e fortemente impegnato nella lotta contro l’AIDS. Dopo la morte di Yves, nel 2008, Bergé ne custodì e valorizzò l’eredità attraverso la Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, contribuendo a tramandare e consolidare nel tempo, il mito di uno dei più grandi couturier francesi.
Per raccontarvi la storia di Pierre Bergé vi porto al Louvre, partiamo da qui per due motivi: il primo è che una delle grandi passioni che Bergé condivideva con Yves era l’amore per l’arte, che nell’arco della sua vita ha sempre sostenuto, diventandone un appassionato collezionista e conoscitore ma soprattutto un grande mecenate. Il secondo motivo è dato dal fatto che il Louvre è uno dei luoghi a me più famigliari, dove adoro trascorrere i pomeriggi un po’ uggiosi e grigi, che a Parigi non sono rari, inoltre trovo questo posto consolatorio. Comunque, qui si trovano due tele, che Bergé, membro del Consiglio di amministrazione del museo, ha aiutato ad acquistare. Si tratta del “Saint Thomas à la pique” di Georges de La Tour e “Portrait de Luis Maria de Cistué y Martinez” di Goya. Come mecenate Bergé sosterrà, nel corso della sua vita, altri progetti importanti come il restauro di due sale della National Gallery a Londra nel 1998, sale che avrebbero portato il nome di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé. Finanzierà il restauro ed il posizionamento delle collezioni storiche all’interno del Centre Pompidou, il Museo Nazionale dell’arte Moderna nel 1999 e ancora il restauro nel 2014 della Villa Kujoyama a Kioto. Nel 2011, nel Giardino Majorelle a Marrakech, inaugura il Musée Berbére, il primo museo dedicato all’arte berbera. Pierre e Yves, scoprirono il Marocco nel 1966 e fu subito amore a prima vista, nel 1980 acquistarono il Giardino Majorelle, dandogli una seconda vita, rendendolo un importante centro culturale del paese, con più di 800mila visitatori ogni anno.
La passione per l’arte di Bergé è sempre più ampia, non si limita ai dipinti, alle sculture, collezionerà reperti archeologici e si appassionerà al design. Nella sua vita ha amato e collezionato libri antichi e preziosi, databili dal XV al XX secolo, creando una biblioteca con più di 1600 volumi. Bergé, a mio avviso, è stato un umanista moderno con uno spiccato senso degli affari, un uomo con molte passioni, dall’arte alla moda, dalla letteratura all’impegno sociale e politico, di lui ho sempre apprezzato la sua schiettezza, che a dire la verità non lo ha reso simpatico a molti. Nel 1986 crea l’Istituto Francese della Moda del quale sarà presidente, sarà presidente e fondatore, come già accennato, anche della Fondazione Pierre Bergè – Yves Saint Laurent, il cui scopo è quello di conservare l’opera di YSL, organizzare mostre e sostenere attività culturali. La sua passione per il teatro lo porta ad acquistare il Theatre de l’Athénée- Louis-Jouvet che in seguito cederà allo Stato francese e sino al 1994 sarà presidente dell’Operà di Paris.
Ho sempre considerato Bergè un esteta insaziabile d’altri tempi, dotato di una cultura assolutamente ecclettica, l’appartamento condiviso a lungo con Yves, in Rue Babylone a Parigi, era una sorta di casa museo, una Priora dannunziana, dove insieme crearono una delle collezioni d’arte più importanti mai viste. Un anno dopo la morte di Yves, nel 2009, Pierre decide, con la collaborazione di Christie’s, di mettere tutto all’asta, così al Grand Palais di Parigi si terrà l’asta del secolo!
“Sapevo che Yves non sarebbe stato capace di vendere. Sapevo anche di andare forse contro la sua volontà. Per questo, nella vita, ho sempre avuto una preoccupazione: che lui morisse prima di me. Lui avrebbe lasciato tutto com’era, e dopo i nostri oggetti, i nostri quadri, i nostri mobili sarebbero andati chissà dove. Io invece volevo che la sua opera fosse preservata e volevo vedere dove sarebbe finita la nostra collezione”.
Il film documentario “L’amour fou”, si apre proprio con la spoliazione della casa in cui lui e Yves avevano vissuto per anni, circondati da una quantità infinita di opere d’arte. Il ricavato dell’asta verrà devoluto interamente ad una nota associazione francese per la lotta all’Aids. Lo stesso Bergè, nel 1994, aveva creato Sidation, fondazione per la raccolta di fondi, ricerca e terapia contro l’Aids. L’asta proverà che il mondo dell’arte non conosce crisi, il ricavato della vendita sarà strabiliante: la collezione, divisa in più sezioni, comprendeva una raccolta di impressionisti ed arte moderna, oggetti d’argento ed arti decorative del XX secolo. L’asta dedicata all’arte moderna batterà artisti come Henry Matisse con l’olio “ Les couscus, tapis bleu et rose” del 1911, venduto per 35,9 milioni di euro, un Constantin Brancusi con “Madame L.R.” del 1914-17, Piet Mondrian con “Composition avec bleu, rouge, jeaune et noir” del 1922, Giorgio De Chirico con “Il Ritornante” del 1917 acquistato dal Centre Pompidou, Marcel Duchamps con”La Belle Helene”. Ne segue una lunga lista di opere dello stesso calibro, pensate che solo il ricavato della vendita dedicata alle arti decorative del XX secolo, realizzerà 59,1 milioni di euro.
Pierre Bergé arriva a Parigi nel 1948, ha 18 anni ed inizia a frequentare i nomi più importanti del panorama letterario e culturale della capitale, tra cui Cocteau, diventando poi titolare dei diritti morali della sua opera, conosce Camus, Sartre e Breton. Diverrà compagno del pittore Bernard Buffet ma nel 1957 avverrà l’incontro decisivo con Yves, giovanissimo successore di Christian Dior, incontro che gli cambierà la vita. Ufficialmente la loro relazione terminerà nel 1976 ma di fatto non avrà mai fine. Credo veramente che la loro sia stata una delle più belle storie d’amore del ‘900, Bergé per mezzo secolo è stato l’ombra di Saint Laurent, dopo la sua morte ha pubblicato “Lettres a Yves” edito da Gallimard :
“In questo modo ho potuto palargli ancora di me, raccontargli ciò che penso, dirgli cose piacevoli o meno piacevoli”.
Figura complessa e determinata, Pierre Bergé, ha incarnato l’idea di imprenditore intellettuale, capace di unire arte, moda e impegno civile. La sua è la storia di un uomo che, seppur restando dietro le quinte, ha segnato profondamente la cultura contemporanea.


